Ho bisogno oggi di condividere questo pensiero con tutti.
Non giratevi dal dolore degli altri. Nemmeno se pensate che non vi riguardi o che non potete farci nulla, perché non è vero. Il dolore di una persona riguarda tutti.
Il male prima o poi torna e si propaga come un'onda su tutto ciò che vi sta attorno. Colpisce tutto e tutti, non crediate d'esserne immuni: nessuno lo è. Potrebbe esser presa di mira una persona che conoscete e la cosa arriverà inevitabilmente anche a voi.
Dovremmo sempre fare qualcosa per aiutare chi è in difficoltà, giudicare e fregarsene non porta da nessuna parte. Se la persona ha bisogno di aiuto serio, fate in modo che gli venga dato.
Non giriamo la testa, non cancelliamo se non è cancellato, portiamo rispetto. Sempre.
Miglioriamoci, diamoci la possibilità di crescere.
"Chi semina amore, raccoglie felicità."
W. Shakespeare
Oltre a questo, volevo annunciare che è ufficialmente nata la mia collaborazione con il sito Ti consiglio un posticino di Giacomo e Vanessa, due amici lucchesi.
Sono molto felice, è un nuovo e bellissimo passo del mio percorso!
Il mio primo "posticino" è un pub storico di Pisa, The Scare Crow, che ultimamente, nelle mie poche uscite, ho frequentato.
The Scarecrow. Lo Spaventapasseri di Pisa che serve birra al ritmo dei Beatles
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mercoledì 17 febbraio 2016
giovedì 7 gennaio 2016
Tancrède Melet
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| sebmontaz.com |
Fino alla Fine del mondo: I believe I can Fly
Non vi posso spiegare l'emozione che quel video ha scaturito in me la prima volta che l'ho visto. Continuavo a ripetere: "E' bellissimo! Questa cosa la voglio fare!"
La cosa che più mi ha emozionata all'inizio è la completa padronanza che questi pazzi mostrano del loro corpo, il fatto che si permettessero di vivere con tranquillità le paure. Si vede chiaramente che affrontano in modo molto sereno e giocoso sfide che a me sembrano quasi impossibili. Adoro soprattutto la scena dove c'è lui che fa delle acrobazie prima di lanciarsi nel vuoto..da brividi!
Per non parlare poi di quella frase che dice: "Un uomo libero per me è chi realizza i propri sogni", diciamo che lui si è impegnato parecchio per realizzarli.
Quell'uomo si chiama TANCREDE MELET e il suo gruppo The Flying Frenchies.
Sono artisti, oltre che sportivi. Se cercate su Youtube potete trovare tantissimi video delle loro imprese. Sono definiti anche "funamboli dei cieli", ma loro definiscono il loro sport "highlining".
Inutile dire che da quel momento l'ho seguito sui social media e guardato qualsiasi video su qualsiasi sua impresa. Ho avuto anche la sua amicizia su Facebook.
Era diventato per me un simbolo (insieme a Jared Leto, di cui vi parlerò a tempo debito) di come si vive la vita appieno, a contatto e in sintonia con la natura. Viaggiare non era più semplicemente vedere posti nuovi, ma vivere con il cuore qualunque passo. Non serve a nulla portare a casa una galleria di fotografie (anche se sono importanti, perché poi è bello rivederle e ricordare quei momenti), ma è molto più appagante lasciare una traccia di sè negli altri e nei luoghi.
Non posso dire che mi abbia cambiato la vita, ma il mio modo di vederla in vari aspetti sì.
Era effettivamente un momento di crisi e mi son sentita nascere una speranza dentro.
E la speranza è la base per tutto... il sogno, l'azione, l'aspettativa, il risultato: hanno tutti come denominatore comune la speranza.
Di lì a poco ho preso una decisione che ha cambiato la mia vita, è arrivata una proposta irrinunciabile a cui perciò non ho rinunciato. Ma questa è un'altra storia.
Purtroppo stamattina sono venuta a conoscenza del fatto che nei giorni scorsi Tancrède ci ha lasciati. Stava preparando la prossima impresa con i suoi compagni e una complicazione l'ha portato a fare il suo ultimo volo, stavolta verso l'alto.
Sono sicura che chi non conosce queste discipline potrebbe esser tentato dal puntare il dito dicendo che se l'è cercata, ma io non la vedo così. Tancrède era esattamente consapevole di quello che faceva, di quello che ha sempre fatto e di quanto nella sua vita abbia rischiato. Il problema è che una volta provate certe emozioni non si torna indietro, non se ne può fare a meno. E non stiamo parlando di droghe ma di cose assolutamente salutari, perché gli allenamento per sport di quel tipo prevedono anche una dieta molto ferrea. Ci vuole coraggio, determinazione, un pizzico di pazzia e tanta voglia di vivere. Ci vuole l'intelligenza per capire che i nostri limiti sono nella nostra mente. Lui e i suoi colleghi l'hanno capito da molto tempo.
Ha vissuto sicuramente molto più intensamente lui per 32 anni che molti 60enni, e non penso che se ne pentirà mai.
Io voglio ricordarlo così, nello spot per la linea di intimo di Paul Smith, insieme a Antoine Moineville. A me trasmette molta felicità, entusiasmo, soddisfazione.
Paul Smith | Underwear Autumn/Winter 13
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mercoledì 30 dicembre 2015
La fine
Avvicinarsi alla fine di qualcosa è sempre una resa dei
conti: ti porta a riflettere, pensare a ciò che è stato, com’è andato, cosa hai
fatto e cosa potevi fare, cos’hai raggiunto e come immaginavi sarebbe stato. Di
questo 2015 non ho moltissimo da raccontare, posso solo dire che è stato un
ANNO DI SVOLTA. Mi trovo in quell’età che sto vivendo come il passaggio tra l’essere
ragazzi e l’età adulta. Non so se arriverà mai un momento in cui si realizza di
essere adulti o semplicemente si arriva ai 35 anni e si capisce di esserlo già
da un po’. In realtà non ho idea di come ci si possa sentire dopo i 30 anni. Questo
proforma del numero diventa anche un’etichetta e la cosa non mi piace.
Mi sento un po’ in ritardo rispetto ai miei coetanei nella
realizzazione del mio percorso. Ho riflettuto molto su ciò che è successo negli
ultimi anni, mi son proprio resa conto di essere uscita totalmente dai binari
in cui ero e per un po’ ho girovagato a vuoto. Questo vagabondare mi ha
permesso di conoscere un sacco di cose che succedono intorno a noi. Mi ha
permesso di viaggiare, conoscere persone ed esperienze di vita. Mi sono
confrontata molto ma ho sempre pensato che “tanto c’è tempo”. Questo non è vero, bisogna agire subito.
Non si è troppo giovani o troppo vecchi per far qualcosa, ma appena si capisce
che la si vuol fare bisogna muoversi. Così sono arrivata a compiere 26 anni
senza aver le idee chiare di cosa volessi fare. Questo è un argomento su cui mi
son soffermata più volte, mi tocca molto.
Ho conosciuto una persona fantastica che per molte cose è l’opposto
di me e per la prima volta questo non mi ha impaurita o allontanata, anzi ho
cercato e sto cercando tuttora di imparare il più possibile da lui. Questo incontro è stato la svolta e ha dato
una bella scrollata alla mia vita. Lui è l’incarnazione di ciò che non ho
avuto il coraggio di fare io: ad un certo punto ha capito che l’ingegneria non
era la sua strada perché non gli dava soddisfazione, sebbene gli riuscisse. Allora
ha iniziato a bussare alle porte di tutti i ristoranti per imparare a fare il
cuoco. Beh ovviamente ora dopo un paio d’anni è il cuoco di un ottimo
ristorante a Lucca e la sua ambizione e bravura lo porteranno molto lontano.
Penso che ambire al lavoro che vogliamo è un nostro diritto
e un dovere verso noi stessi. Per questo son qui, ho intrapreso questo
percorso. Mi son voluta mettere a nudo togliendo tutti gli scudi mentali che mi
ero creata. A 26 anni ho capito quel che voglio fare nella vita: SCRIVERE. Più lo
faccio nelle sue varie forme e più mi piace, più mi appassiona. Scopro cose
nuove ogni giorno ed è una sensazione da… wow!
Purtroppo c’è sempre il discorso laurea che mi frena. Mi manca
un esame per finire da 2 lunghissimi anni. Non riesco a passarlo. Non so perché
e non so come potrò migliorare per il prossimo appello. Su questo argomento
tornerò frequentemente durante il prossimo mese.
Ecco quindi una lista riassuntiva di quest’anno 2015:
·
Pisa
·
Gatti
·
Delusioni
·
Soldi mancanti
·
False persone
·
False promesse
·
Arrancare
·
Tristezza
·
Lavoro
·
La svolta
·
L’incontro
·
Il mare
·
L’estate
·
Il sonno (che mancava)
·
L’amore
·
Vacanze
·
Vecchi amici
·
L’isola
·
L’impegno
·
Il bistrot
·
Il percorso
·
La passione
·
Scrivere
·
Blog
·
Articoli
·
Concorsi
·
La famiglia
·
La pace
L’ordine è ovviamente cronologico.
Buona fine a tutti e… buona resa dei conti!
ps. Siate sempre sinceri, soprattutto con voi stessi. E’ l’unico
modo per volgere sempre al meglio!
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domenica 29 novembre 2015
Domenica
E’ domenica pomeriggio, dopo pranzo. Sono a casa con i miei
tre micioni e la mia playlist preferita su youtube che suona. E’ fine novembre,
fa freddo e quel filo di luce che entra dalla finestra mi mette una forte
malinconia. I gattoni dormono e questo porterebbe a far dormire pure me. Questa ultimamente
è la mia domenica, finalmente dopo tanti anni non lavoro e mi godo il riposo.
C’è un’altra domenica che però rimane la mia preferita e che
è il motivo della nostalgia a cui accennavo prima: la domenica in famiglia. I
miei ricordi in particolare sono due.
Il primo riguarda quelle domeniche speciali in cui si andava
a pranzo dalla nonna più lontana e ci ritrovavamo tutti insieme. Eravamo così
in tanti all’epoca che per noi bambini si preparava in salotto. Fuori il vento
era gelido ma dentro c’erano sempre spazio e calore in abbondanza. Ricordo che
gli zii parlavano sempre a voce alta e quando si cadeva nell’argomento politica
si infervorava anche il nonno. La nonna e la zia, aiutate poi anche dalle
chiacchere di mamma quando arrivavamo anche noi, preparavano sempre le cose più
buone e soprattutto tante! Antipasto, due primi (uno che mi piaceva e l’altro
no), il pollo arrosto, le erbette, le patate al forno, il pane fatto in casa, la
polentina calda etc. ovviamente seguivano tanti mandarini e uva che io non
mangiavo mai, i pasticcini che portavamo noi dalla fantastica pasticceria e per
finire l’attesissima zuppa inglese della nonna. Si chiama proprio così: la
zuppa inglese della nonna, ma la MIA nonna, perché non ho mai visto poi una
zuppa inglese fatta così e non ho ancora capito esattamente le differenze! Di
una cosa son sicura: il liquore non lo metteva altrimenti mio padre non l’avrebbe
mai mangiata. Quindi dopo due ore seduti a mangiare si arrivava entusiasti al
dolce perché, come diceva sempre il nonno: “Per il dolce un posticino c’è
sempre!”.
C’erano sempre tante risate e quando arrivava l’ora di
andare via scendeva la tristezza, come scendeva il sole Il paesaggio era
malinconico come i miei pensieri: le ombre della sera che si allungavano, gli
alberi spogli, il verde dell’estate aveva lasciato il posto ai marroni e ai
grigi. Il freddo penetrava nelle ossa e i primi cinque minuti in macchina li
passavo a tremare, poi piano piano mi addormentavo.
Il secondo ricordo della domenica in famiglia è quello delle
domeniche “normali” in casa con i genitori. Qui i miei pensieri son legati più
agli ultimi anni, in quei periodi in cui non c’era bisogno di me al ristorante
dove lavoravo. In genere mi svegliavo sempre tardi perché la sera prima ero a
giocare la partita di pallavolo e a festeggiare poi qualche vittoria. Quindi mi
svegliavo e, ancora in pigiama, andavo in cucina a parlare con mamma. Lei maneggiava
pentole e pentoloni, io mi sedevo in divano con una pastina in bocca e un succo
in mano ma si chiacchierava della sera prima, della giornata, di mille cose.
Quando tutto era pronto e con il profumo di quelle prelibatezze
si era svegliato anche mio fratello, era l’ora di sedersi a tavola e si
guardava rigorosamente la classifica dei segni zodiacali per la settimana che
veniva. Era un bel momento di condivisione, si scherzava, ci guardavamo tutti in
faccia dopo una settimana di corse di lavoro, studio, sport, impegni vari. Era il
momento in cui ci fermavamo e noi che abitavamo sotto lo stesso tetto ci
ricordavamo di avere qualcosa in comune. Sembra brutto ma non lo è, anzi. In molte
famiglie queste cose vengono date per scontate e molte famiglie questo momento
non ce l’hanno nemmeno. Il post pranzo era ancora più bello perché ci si
concedeva il calore della stufa in salotto nel divano, tra il dolcino e il
caffè. Poi questo momento piano piano svaniva… chi doveva uscire, chi doveva
studiare e quindi non poteva stare in una stanza con la tv accesa e papà che
puntualmente nel suo momento di relax si addormentava.
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