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domenica 27 dicembre 2015

Buon Natale!

Buon Natale (in ritardo) a tutti! 

Non sono riuscita a scrivere un post prima d'ora ma eccomi qui. Il mio Natale è andato molto bene, esattamente come lo volevo: in famiglia. Le emozioni son state forti e la gioia tanta, da parte di tutti. Ho deciso di fare una sorpresa perché fino all’ultimo giorno sembrava che dovessi essere a lavoro e invece alla fine i titolari hanno deciso di tener chiuso il locale. Allora ne ho approfittato per volare a casa dei miei il giorno della vigilia. Mi è piaciuto vedere le facce dei nonni ma soprattutto dei miei genitori quando mi hanno vista, è stato il regalo più grande! E’ stato bello anche vedere la tv fino a tardi con loro (che dormivano) in divano, la stufa accesa e la mia piccola Titti appallottolata su di me. La Titti è la mia gattina che vive in casa dei miei genitori da quasi 17 anni ed è sempre stata una figlia, una sorella, una migliore amica. Lo so, è solo una gatta, ma i gatti son molto più sensibili degli umani in molti casi e lei è sempre stata presente nei miei momenti più bui. Non mi ha mai negato una coccola, anzi. Ogni volta che torno è come se non ci fossimo mai separate.

E' stato bello anche ridere con il nonno quando ha sbagliato a regalarmi la mancia di Natale, vedere mia cugina preparare il posto a tavola anche per me velocemente al mio arrivo o l’imbarazzo della nonna per non avermi preparato il regalo.

Ora son tornata dai micini nella mia casetta, dal mio fidanzato e alla mia vita quotidiana, tra lavoro, studio e la mia bellissima passione. Non vedo l’ora di realizzare qualcosa di buono!
Intanto vi faccio leggere un mio piccolo racconto che è stato pubblicato in una rivista. In realtà è solo il riassunto del racconto vero, dato che quando l’ho finito mi son resa conto che era troppo lungo e quindi l’ho riscritto. L’originale mi piace molto di più ma lo tengo nel cassetto in attesa della giusta occasione.
Lo trovate a p.31.
Un Natale super (bizzarro)

Ps. Siamo a 10:)

domenica 29 novembre 2015

Domenica

E’ domenica pomeriggio, dopo pranzo. Sono a casa con i miei tre micioni e la mia playlist preferita su youtube che suona. E’ fine novembre, fa freddo e quel filo di luce che entra dalla finestra mi mette una forte malinconia. I gattoni dormono e questo porterebbe a far dormire pure me. Questa ultimamente è la mia domenica, finalmente dopo tanti anni non lavoro e mi godo il riposo.

C’è un’altra domenica che però rimane la mia preferita e che è il motivo della nostalgia a cui accennavo prima: la domenica in famiglia. I miei ricordi in particolare sono due.

Il primo riguarda quelle domeniche speciali in cui si andava a pranzo dalla nonna più lontana e ci ritrovavamo tutti insieme. Eravamo così in tanti all’epoca che per noi bambini si preparava in salotto. Fuori il vento era gelido ma dentro c’erano sempre spazio e calore in abbondanza. Ricordo che gli zii parlavano sempre a voce alta e quando si cadeva nell’argomento politica si infervorava anche il nonno. La nonna e la zia, aiutate poi anche dalle chiacchere di mamma quando arrivavamo anche noi, preparavano sempre le cose più buone e soprattutto tante! Antipasto, due primi (uno che mi piaceva e l’altro no), il pollo arrosto, le erbette, le patate al forno, il pane fatto in casa, la polentina calda etc. ovviamente seguivano tanti mandarini e uva che io non mangiavo mai, i pasticcini che portavamo noi dalla fantastica pasticceria e per finire l’attesissima zuppa inglese della nonna. Si chiama proprio così: la zuppa inglese della nonna, ma la MIA nonna, perché non ho mai visto poi una zuppa inglese fatta così e non ho ancora capito esattamente le differenze! Di una cosa son sicura: il liquore non lo metteva altrimenti mio padre non l’avrebbe mai mangiata. Quindi dopo due ore seduti a mangiare si arrivava entusiasti al dolce perché, come diceva sempre il nonno: “Per il dolce un posticino c’è sempre!”.

C’erano sempre tante risate e quando arrivava l’ora di andare via scendeva la tristezza, come scendeva il sole Il paesaggio era malinconico come i miei pensieri: le ombre della sera che si allungavano, gli alberi spogli, il verde dell’estate aveva lasciato il posto ai marroni e ai grigi. Il freddo penetrava nelle ossa e i primi cinque minuti in macchina li passavo a tremare, poi piano piano mi addormentavo.

Il secondo ricordo della domenica in famiglia è quello delle domeniche “normali” in casa con i genitori. Qui i miei pensieri son legati più agli ultimi anni, in quei periodi in cui non c’era bisogno di me al ristorante dove lavoravo. In genere mi svegliavo sempre tardi perché la sera prima ero a giocare la partita di pallavolo e a festeggiare poi qualche vittoria. Quindi mi svegliavo e, ancora in pigiama, andavo in cucina a parlare con mamma. Lei maneggiava pentole e pentoloni, io mi sedevo in divano con una pastina in bocca e un succo in mano ma si chiacchierava della sera prima, della giornata, di mille cose.


Quando tutto era pronto e con il profumo di quelle prelibatezze si era svegliato anche mio fratello, era l’ora di sedersi a tavola e si guardava rigorosamente la classifica dei segni zodiacali per la settimana che veniva. Era un bel momento di condivisione, si scherzava, ci guardavamo tutti in faccia dopo una settimana di corse di lavoro, studio, sport, impegni vari. Era il momento in cui ci fermavamo e noi che abitavamo sotto lo stesso tetto ci ricordavamo di avere qualcosa in comune. Sembra brutto ma non lo è, anzi. In molte famiglie queste cose vengono date per scontate e molte famiglie questo momento non ce l’hanno nemmeno. Il post pranzo era ancora più bello perché ci si concedeva il calore della stufa in salotto nel divano, tra il dolcino e il caffè. Poi questo momento piano piano svaniva… chi doveva uscire, chi doveva studiare e quindi non poteva stare in una stanza con la tv accesa e papà che puntualmente nel suo momento di relax si addormentava.