E’ domenica pomeriggio, dopo pranzo. Sono a casa con i miei
tre micioni e la mia playlist preferita su youtube che suona. E’ fine novembre,
fa freddo e quel filo di luce che entra dalla finestra mi mette una forte
malinconia. I gattoni dormono e questo porterebbe a far dormire pure me. Questa ultimamente
è la mia domenica, finalmente dopo tanti anni non lavoro e mi godo il riposo.
C’è un’altra domenica che però rimane la mia preferita e che
è il motivo della nostalgia a cui accennavo prima: la domenica in famiglia. I
miei ricordi in particolare sono due.
Il primo riguarda quelle domeniche speciali in cui si andava
a pranzo dalla nonna più lontana e ci ritrovavamo tutti insieme. Eravamo così
in tanti all’epoca che per noi bambini si preparava in salotto. Fuori il vento
era gelido ma dentro c’erano sempre spazio e calore in abbondanza. Ricordo che
gli zii parlavano sempre a voce alta e quando si cadeva nell’argomento politica
si infervorava anche il nonno. La nonna e la zia, aiutate poi anche dalle
chiacchere di mamma quando arrivavamo anche noi, preparavano sempre le cose più
buone e soprattutto tante! Antipasto, due primi (uno che mi piaceva e l’altro
no), il pollo arrosto, le erbette, le patate al forno, il pane fatto in casa, la
polentina calda etc. ovviamente seguivano tanti mandarini e uva che io non
mangiavo mai, i pasticcini che portavamo noi dalla fantastica pasticceria e per
finire l’attesissima zuppa inglese della nonna. Si chiama proprio così: la
zuppa inglese della nonna, ma la MIA nonna, perché non ho mai visto poi una
zuppa inglese fatta così e non ho ancora capito esattamente le differenze! Di
una cosa son sicura: il liquore non lo metteva altrimenti mio padre non l’avrebbe
mai mangiata. Quindi dopo due ore seduti a mangiare si arrivava entusiasti al
dolce perché, come diceva sempre il nonno: “Per il dolce un posticino c’è
sempre!”.
C’erano sempre tante risate e quando arrivava l’ora di
andare via scendeva la tristezza, come scendeva il sole Il paesaggio era
malinconico come i miei pensieri: le ombre della sera che si allungavano, gli
alberi spogli, il verde dell’estate aveva lasciato il posto ai marroni e ai
grigi. Il freddo penetrava nelle ossa e i primi cinque minuti in macchina li
passavo a tremare, poi piano piano mi addormentavo.
Il secondo ricordo della domenica in famiglia è quello delle
domeniche “normali” in casa con i genitori. Qui i miei pensieri son legati più
agli ultimi anni, in quei periodi in cui non c’era bisogno di me al ristorante
dove lavoravo. In genere mi svegliavo sempre tardi perché la sera prima ero a
giocare la partita di pallavolo e a festeggiare poi qualche vittoria. Quindi mi
svegliavo e, ancora in pigiama, andavo in cucina a parlare con mamma. Lei maneggiava
pentole e pentoloni, io mi sedevo in divano con una pastina in bocca e un succo
in mano ma si chiacchierava della sera prima, della giornata, di mille cose.
Quando tutto era pronto e con il profumo di quelle prelibatezze
si era svegliato anche mio fratello, era l’ora di sedersi a tavola e si
guardava rigorosamente la classifica dei segni zodiacali per la settimana che
veniva. Era un bel momento di condivisione, si scherzava, ci guardavamo tutti in
faccia dopo una settimana di corse di lavoro, studio, sport, impegni vari. Era il
momento in cui ci fermavamo e noi che abitavamo sotto lo stesso tetto ci
ricordavamo di avere qualcosa in comune. Sembra brutto ma non lo è, anzi. In molte
famiglie queste cose vengono date per scontate e molte famiglie questo momento
non ce l’hanno nemmeno. Il post pranzo era ancora più bello perché ci si
concedeva il calore della stufa in salotto nel divano, tra il dolcino e il
caffè. Poi questo momento piano piano svaniva… chi doveva uscire, chi doveva
studiare e quindi non poteva stare in una stanza con la tv accesa e papà che
puntualmente nel suo momento di relax si addormentava.